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Thomas de Pourquery / Supersonic

Nato a Bondy, in Francia, nel 1977, inizia da autodidatta lo studio del sassofono all’età di quattordici anni, per poi continuare prima con Stefano Di Battista (che lo convince a seguire la musica piuttosto che una carriera sportiva), poi al Conservatorio di Parigi, sotto la guida di François Jeanneau. Nel 2000 entra a far parte della Big Band Lumière diretta da Laurent Cugny, con cui continua a collaborare quando questi assume la direzione dell’Orchestre National de jazz.
Membro del  Collectif de Falaises  (Maxime Delpierre, Jean-Philippe Morel, Médéric Collignon, David Neerman, Arnaud Roulin, David Aknin, Matthieu Jérôme, Laurent Bardainne, Philippe Gleizes), collabora con artisti quali George Brown, Sunny Murray, Rasul Siddik, Jim Black, Marc Ducret, Billy Hart, Linley Marthe, Paco Séry.

Nel 2002, assieme a Daniel Zimmermann, vince il primo premio al concorso della Défense con il  de Pourquery-Zimmermann Quintet, presto semplicemente denominato DPZ. Si afferma poi come cantante e sassofonista con il collettivo punk  Rigolus, che dirige dal 2005 al 2011. Al contempo, entra a far parte del  MégaOctet  guidato da Andy Emler. Nel 2009 dell’album  He’s Looking at You, Kid, gli procura una residenza di tre anni al festival  Jazz sous les pommiers, a Coutances. Nel 2010 fonda The Brain Festival, una manifestazione i cui proventi vengono devoluti alla ricerca sulle malattie neurodegenerative.

 

Nel 2012 firma con DPZ l’album  The Endless Summer  e nel 2014 incide  Play Sun Ra, primo lavoro del gruppo  Supersonic, che de Porqueray ha fondato nel frattempo (2011) con Laurent Bardainne, Fabrice Martinez, Arnaud Roulin, Frederick Galiay e Edward Perraud. L’album viene premiato a  Victoires de Jazzdel 2014 ed è tra i finalisti al  Prix du disque françaisdella  Académie du jazz. Nello stesso anno il sassofonista crea il duo pop VNKG, con cui nel 2015 incide  Illumination. Oltre all’attività con  Supersonic, collabora regolarmente con Fred Pallem, Jeanne Added, Sarah Murcia, Oxmo Puccino, Mick Jones, il gruppo inglese di musica elettronica Metronomy e ha da poco inciso l’album  Broadways  con la  Red Star Orchestra.

 

È soprattutto con  Supersonic  che de Pourquery concretizza e matura la sua notevole cifra espressiva: la rilettura dell’opera di Sun Ra avviene in un contesto fortemente spettacolare, in cui virtuosismi e equilibrismi improvvisativi s’innestano in un’ironica teatralità il cui corrosivo umorismo sembra rifarsi a Alfred Jarry, senza perdere di vista una peculiare sensibilità poetica per l’universalità della natura umana. Un’esibizione di  Supersonic  (che ha da poco pubblicato il secondo album,  Sons of Love  per  Label Bleu) è un vero e proprio happening, in cui gli interventi solistici di de Pourqueray e di Bardanne si alternano a scatenati unisoni e a interventi vocali che ricordano anche il sardonico approccio di Frank Zappa e i  Mothers of Invention. Non va trascurato, peraltro, il contributo esuberantemente scenico, quasi dadaista, del batterista (e quasi giocoliere) Edward Perraud.

Thomas de Pourquery è anche l’autore delle colonne sonore di pellicole come  La Fille du 14 juillet  di Antonin Peretjatko (2013),  Fidelio, l’odyssée  d’Alice di Lucie Borleteau (2014),  Une histoire américainedi Armel Hostiou (2014),  La Loi de la jungle  (2016) di Antonin Peretjatko.

 

Si è inoltre fatto valere anche come attore in opere cinematografiche quali Il est des nôtres di Jean-Christophe Meurisse, Tristesse Club  di Vincent Mariette,  Here’s Looking at you, kid di Fred Poulet, Les Photographes  di Aurélien Vernhes-Lermusiaux, La Loi de La Jungle di Antonin Peretjatko, Apnée ancora di Jean-Christophe Meurisse.

 

In collaborazione con DuNose Productions – Francia

Progetti

Thomas de Pourquery & Supersonic

 

(…) And then there was Parisian altoist Thomas de Pourquery (above) and his Sun Ra project, Supersonic (below), who headlined on Saturday and pretty much blew everything else out of the water. Their gig, at the RNCM, was total madness: an absurd and absurdly brilliant mashup of jazz, blues, grunge, kitsch electronica and slapstick comedy – like watching a collaboration session between Laurel and Hardy, Weezer and an early naughties Casio keyboard demo, or catching a pared-down Arkestra playing an after hours jam at Philippe Gaulier’s clown school. They stormed through arrangements of ‘Rocket Number Nine’, ‘Love In Outer Space’, ‘Space Is The Place’ and ‘Watusi Egyptian March’ and it was glorious – right up there with the best gigs I’ve seen this.